Tullio Crali e l’Aeropittura

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24 novembre 2012 di BkS

Le forze della curva, 1930
Per Tullio Crali il soggetto aviatorio, tema presente nella sua opera fin dal ’29, pur continuando a conservare un alto grado di oggettività narrativa, mostra una forte componente lirica e cosmica, che gli permette di traferire allo spettatore la vertigine e l’ebrezza degli stati d’animo via via provati durante il volo, non ultimo l’entusiasmo dettato dal senso di appartenenza e di appropriazione della dimensione infinita dello spazio.

Incuneandosi nell’abitato (In tuffo sulla città), 1939
L’automa e la città
Il mito della velocità, che il meccanicismo porta con sé, è la nuova mistica dell’era moderna, da cui nasce, tra la fine degli anni Venti e i primi anni Quaranta, l’aeropittura futurista.
Presentata alla Galleria Pesaro di Milano nel 1931, l’aeropittura, teorizzata nel Manifesto del 1929, porta un interessante rinnovamento delle tematiche e dell’iconografia futurista e apre all’artista lo spazio “cosmico” della rappresentazione.
La visione aerea si traduce in una dimensione cosmica, quasi acrobatica, di traiettorie pluridirezionali non più soggette alla forza di gravità della visione “terrestre”, e offre la possibilità di giungere ad una trasfigurazione lirica dei valori sensoriali prodotti dall’esperienza del volo, lontana da ogni riferimento anedottico.
In linea con queste teorie, ma più radicale nella messa a fuoco di una nuova simbologia cosmica, è la ricerca di Enrico Prampolini che dipinge “quadri aerei, staccandosi da ogni nostalgia terrestre per raggiungere universi fino ad allora sconosciuti, in pieno dramma cosmico”. La novità di Prampolini sta nell’aver imboccato, fin dal 1928, una strada ricca di sviluppi futuri e di essersi avviato, grazie al recupero della matrice organica surrealista all’interno delle fasi dell’idealismo cosmico e dell’astrazione bioplastica, verso un’esperienza materica informale…
Per Tullio Crali il soggetto aviatorio, tema presente nella sua opera fin dal ’29, pur continuando a conservare un alto grado di oggettività narrativa, mostra una forte componente lirica e cosmica, che gli permette di traferire allo spettatore la vertigine e l’ebbrezza degli stati d’animo via via provati durante il volo, non ultimo l’entusiasmo dettato dal senso di appartenenza e di appropriazione della dimensione infinita dello spazio.

Kamikaze, 1980

Assalto di motori, 1968

Prima che s’apra il paracadute, 1939

Aerei sui grattacieli, 1929

Ali tricolore, 1932

Simultaneità aerea,

Acrobazie in cielo, 1932

Bombardamento notturno, 1931

Battaglia aeronavale, 1942

Decollo II, 1937

Bombardamento aereo, 1932

Aeropittura

Espressione dei miti della modernità e della macchina, caratteristici del movimento futurista, l’aeropittura interpreta l’entusiasmo per il volo, il dinamismo e la velocità aerea.

Delineati sullo scorcio degli anni Venti, i contenuti e il linguaggio dell’aeropittura trovano definitiva codificazione nel Manifesto dell’aeropittura futurista, redatto nel 1929 da Marinetti, Balla, Prampolini, Dottori e Somenzi. Benché soggetti aeropittorici fossero già diffusi durante gli anni Venti, l’esordio ufficiale del movimento avviene nel 1931 a Roma con una mostra che celebra la prima traversata atlantica.

L’aeropittura introduce un interessante rinnovamento nell’iconografia futurista, allargando le modalità della rappresentazione a una dimensione “cosmica”. Il dinamismo di matrice futurista viene applicato al volo, traducendosi in rappresentazioni del tutto inedite che si esprimono in composizioni al limite dell’acrobazia, in traiettorie pluridirezionali non più soggette alla legge di gravità, innalzando l’esperienza del volo a un livello poetico.

In linea con queste teorie, anche se rivolta in prevalenza a una dimensione spaziale e astratta, è la ricerca di Enrico Prampolini, che dipinge “quadri aerei, staccandosi da ogni nostalgia terrestre per raggiungere universi fino ad allora sconosciuti”. Attraverso il recupero della matrice surrealista, Prampolini si orienta verso una ricerca del divenire della materia che lo porterà a realizzare opere bioplastiche, fino ad approdare in seguito all’esperienza polimaterica e informale.

Anche in Tullio Crali la predilezione per il tema aviatorio è presente fin dal 1929, alimentata dalle esperienze personali compiute nel campo di aviazione di Gorizia. Pur conservando un alto grado di oggettività narrativa, la sua opera riesce, tuttavia, a trasmettere all’osservatore il senso di vertigine e l’ebbrezza del volo, ma soprattutto la sensazione entusiasmante di dominare dall’alto lo spazio infinito.

Tullio Crali

Trascorre l’infanzia a Zara e, nel 1922, si trasferisce a Gorizia, dove frequenta l’istituto tecnico. Negli anni 1925 e 1926, si avvicina al futurismo attraverso la lettura di articoli sul movimento e dei libri di Marinetti: suggestionato dalle idee proposte e dalle immagini riprodotte, comincia a disegnare e a dipingere. Nel 1929 Marinetti lo accoglie nel movimento futurista e, nello stesso anno, espone per la prima volta alla Mostra Belle Arti di Gorizia. Negli anni Trenta, Crali manifesta tutta la sua inventiva e creatività applicandosi in diversi campi artistici: l’aeropittura, sperimentando dal vivo le sensazioni del volo come si può vedere nella sua tela Incuneandosi nell’abitato / Tuffo nella città, i progetti architettonici, le scenografie teatrali e i bozzetti di moda.

A Gorizia, durante il secondo conflitto mondiale, organizza i “Raduni di poesia” del movimento futurista, in difesa dell’italianità contro l’occupazione tedesca e slava. Nel 1946 si trasferisce a Torino e, quattro anni più tardi a Parigi, dove continua la sua attività di promotore del futurismo, attraverso conferenze ed esposizioni. Sulle coste bretoni nasce l’idea della Sassintesi, sculture create con l’utilizzo di sassi levigati ed erosi da agenti naturali.

Nel 1957 rientra in Italia e continua la sua intensa attività espositiva e di conferenziere. Nel 1962 dirige la sezione di pittura della Scuola d’Arte Italiana a Il Cairo: in questi anni compie numerosi viaggi nel Medio Oriente, che alimentano e suggestionano la sua produzione di Sassintesi.

Nel 1966 torna definitivamente in Italia, dove tra esposizioni, conferenze e serate di poesia si applica con rinnovato slancio all’aeropittura. Negli ultimi venti anni della sua vita si dedica al riordino di materiale documentario sul futurismo, promovendo, nella sua abitazione milanese, il “Centro Documentazione Futurista”.

Crali muore a Milano il 5 agosto 2000.

Fonte: Mart Trento

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