Un’immagine che non sia stata vista non può svendere nulla, è pura (1994)

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17 dicembre 2012 di BkS

A che serve l’universo. Se il genere umano, se l’umanità scomparisse, l’universo sarebbe inutile. O forse ha una sua funzione al di là dell’esistenza degli umani? Noi, noi vogliamo imitare Dio, perciò esistono gli artisti. Gli artisti vorrebbero ricreare il mondo, come fossero dei piccoli dei. E fanno una serie di… fanno un continuo ripensare… sulla Storia, sulla vita, su tutto quello che succede quaggiù… o su quello che la gente crede sia successo, solo perché crediamo… si, solo perché alla fin fine noi crediamo nella memoria. Perché tutto è passato. E che ci garantisce che quello che immaginiamo sia passato, sia passato realmente. A chi dovremmo credere?… Questo mondo, questa ipotesi allora è un illusione. La cosa vera è la memoria, ma la memoria è un’intenzione… in fondo la memoria, intendo dire, nel cinema, nel cinema la cinepresa fissare un momento, ma quel momento è già passato. In fondo quello che fa il cinema è far rivivere il fantasma di quel momento. E abbiamo la certezza che quel momento sia esistito al di fuori della pellicola? O la pellicola è la garanzia dell’esistenza di quel momento? Non lo so… O diciamo che ne so sempre meno. Viviamo, insomma, in un dubbio permanente. Per il momento viviamo con i piedi per terra, mangiamo, gustiamo la vita…

Quarto giorno dell’esperimento. In un film il tempo ha un valore particolare. Tu cerchi di concertare tutto nel momento in cui la macchina è in funzione. Quello che succede prima o dopo, non conta nulla. Il tempo… è come un’esperienza nuova. Non ci sono estremi, tutto conta e ha medesima importanza. Quasi non seleziono più. Che libertà!

Puntare una cinepresa è come puntare un fucile. Ed ogni volta che la puntavo, mi sembrava come se la vita si prosciugasse dalle cose. E io giravo, giravo. Ma ogni colpo di manovella la città si ritraeva. Svanita sempre di più, sempre di più. Un’immagine che non sia stata vista non può svendere nulla, è pura. E perciò vera e meravigliosa, insomma innocente. Finché nessun occhio la contamina è in perfetto unisono col mondo. Se nessuno l’ha guardata l’immagine e l’oggetto che la rappresenta, sono l’uno nell’altro. Una volta che l’immagine è stata vista, l’oggetto che è in essa, muore. In questo modo si immortala la realtà per come è, non per come vorrei che fosse.

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