Il lungo viaggio: i disegni di Fellini animati dal regista russo A. Khrzhanovskij (1997)

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8 giugno 2013 di BkS

All’inizio di un film ho bisogno di disegnare, è un modo per cominciare a guardare il film in faccia, per vedere che tipo è un espediente per trattenere il film, o meglio ancora per intrattenerlo.

Di disegni simili il regista ne faceva a centinaia, e non soltanto per prendere in giro gli attori in erba. Quella del disegno era per Fellini una mania quasi compulsiva.

Fellini aveva cominciato a disegnare all’età di quindici anni e non aveva mai smesso. Nei suoi schizzi si mischiavano i temi dell’erotismo, della fanciullezza, della meraviglia. Gli stessi temi che sarebbero approdati nei film. Da ragazzo non immaginava nemmeno che avrebbe fatto il cineasta, era invece convinto che avrebbe fatto il pittore. Una volta raggiunto il successo con il cinema, considerava il più grande complimento essere definito un regista pittorico. E forse ignorava che Gore Vidal, lo scrittore americano esperto anche di cinema, lo considerava un eccezionale “artista-pittore”, arrivando al punto di definire la sua cinematografia una “straordinaria pinacoteca”.

Il russo Andrej Khrzhanovskij, attraverso la sceneggiatura del poeta e scrittore Tonino Guerra, ha dato vita alle centinaia di schizzi e bozzetti che Fellini era solito disegnare come preparazione per un film.

Il risultato è un cartone animato nel quale trovano spazio quelle “anatomie femminili ipersessuate ossessive”, come egli stesso le chiamava. In questi disegni dal tratto veloce e dal colore essenziale ma accuratissimo, la trasgressione erotica sfiora l’oscenità e la pornografia.

Il linguaggio appare allusivo e poetico allo stesso tempo, e l’eccessività delle immagini viene abilmente alleggerita dalla musica di sottofondo, che fonde la sinuosità del jazz alle note classiche di grandi maestri come J.S.Bach o P.I.Tchaikovsky.

Le figure oniriche provengono direttamente da quell’inconscio nel quale Fellini diceva di avventurarsi meravigliosamente, e dal quale tirava fuori i soggetti dei suoi film.

Protagonista assoluto degli schizzi è la donna procace, abnorme, che nel suo essere prorompente fa sì che l’uomo venga raffigurato esclusivamente dal suo “membro”.

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