Una vita proletaria (1921)

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23 agosto 2013 di BkS

(…) Già allora comprendevo che le piaghe che piú straziano l’umanità sono l’ignoranza e la degenerazione dei sentimenti naturali. La mia religione non aveva piú bisogno di templi, altari e preghiere formali. Dio era per me Essere spirituale perfetto, spoglio da ogni attributo umano. Nonostante mio padre mi dicesse sovente che la religione era necessaria per tenere a freno le passioni umane e consolare l’uomo tribolato, io sentivo la mia mente tra il sí e il no. In questo stato d’animo varcai l’oceano.
Arrivato qui provai tutte le sofferenze, le disillusioni e gli affanni inevitabili per chi sbarca ventenne, ignaro della vita, e un po’ sognatore. Qui vidi tutte le brutture della vita; tutte le ingiustizie, la corruzione, il traviamento in cui si agita tragicamente l’umanità.
Ad onta di tutto riuscii a fortificarmi fisicamente e intellettualmente. Qui studiai le opere di Pietro Kropotkin, di Gori, di Merlino, di Malatesta, di Reclus. Lessi il Capitale di Marx, i lavori di Leone, di Labriola, il Testamento politico di Carlo Pisacane, i Doveri dell’uomo di Mazzini, e molte altre opere d’indole sociale. Qui lessi i libri d’ogni frazione socialista, patriottici e religiosi, qui studiai la Bibbia, la Vita di Gesú di Renan e il Gesú Cristo non è mai esistito di Milesbo, qui lessi la storia greca e romana, le Crociate, due commenti di storia universale, la storia degli Stati Uniti, della rivoluzione francese e di quella italiana. Studiai Darwin, Spencer, Laplace e Flammarion, ritornai sulla Divina Commedia, sulla Gerusalemme liberata, singhiozzai con Leopardi, lessi i lavori di Victor Hugo, di Leone Tolstoi, di Zola; del Cantú; le poesie del Giusti, di Guerrini, di Rapisardi, e del Carducci. Non credermi un’arca di scienza, lettore mio; il granchio sarebbe madornale.
La mia istruzione fondamentale fu troppo incompleta, e la mia forma mentale non è sufficiente per sfruttare ed assimilare totalmente sí vasto materiale. E poi devi considerare che studiai lavorando duramente, e senza comodità alcuna. Allo studio però aggiunsi una spietata continua inesorabile osservazione sugli uomini, sugli animali, le piante, su tutto ciò che – in una parola – circonda l’uomo. Il libro della vita: questo è il libro dei libri! Tutti gli altri non hanno per scopo che insegnare a leggere questo. Libri onesti, s’intende, ché i disonesti hanno opposto fine.
La meditazione di questo gran libro determinò le mie azioni ed i miei princípi; sprezzai il motto «Ognuno per sé e Dio per tutti», mi schierai dalla parte dei deboli, dei poveri, degli oppressi, dei semplici e dei perseguitati, compresi che in nome di Dio, della Legge, della Patria, della Libertà, delle piú pure astrazioni della mente, dei piú alti ideali umani, si perpetrano e si continueranno a perpetrare i piú feroci delitti, fino al giorno che, acquistata la luce, non sarà piú possibile ai pochi di far commettere il male, in nome del bene, ai piú.
Compresi che non impunemente l’uomo calpesta le inedite leggi né può violare i vincoli che lo legano all’universo. Compresi che i monti, i mari, i fiumi chiamati confini naturali, si sono formati antecedentemente all’uomo, per un complesso di processi fisici e chimici, e non per dividere i popoli.
Ebbi fede nella fratellanza, nell’amore universale. Ritenni che chi benefica o danneggia un uomo, benefica o danneggia la specie. Cercai la mia libertà nella libertà di tutti, la mia felicità nella felicità di tutti.
Compresi che l’eguaglianza di fatto, nelle necessità umane, di diritti e di doveri, è l’unica base morale su cui può reggere l’umano consorzio. Strappai il mio pane con l’onesto sudore di mia fronte; non ho una goccia di sangue sulle mie mani, né sulla mia coscienza.
Ora? A trentatré anni, sono candidato alla galera, e alla morte.
Né me ne meraviglierei se cosí non fosse. Eppure se dovessi ricominciare il «cammin di nostra vita» ribatterei la medesima via, cercando però di diminuire la somma delle colpe e degli errori, e di moltiplicare quella del bene.
Vada intanto ai compagni, agli amici, ai buoni tutti il mio bacio fraterno, la profonda riconoscenza, l’amore e il saluto augurale.

Bartolomeo Vanzetti

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